Cosa si cela dietro allo smart working?

Via Copernico, 38

MILANO

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Il 2017 è l'anno dello smart working

12 Dec Cosa si cela dietro allo smart working?

Il modo di intendere e vivere il lavoro si sta evolvendo, anche in Italia. Si sente parlare ovunque di lavoro agile, smart working, nuove forme di collaborazione e di integrazione vita-lavoro.

Il tema è sulla bocca di tutti ma, soprattutto, sul tavolo dei legislatori – segno che qualcosa nel nostro Paese sta finalmente cambiando.

Secondo gli esperti dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il 2017 verrà ricordato come l’anno in cui si è finalmente creato un quadro normativo per lo smart working.

È stata, infatti, approvata la legge sul Lavoro Agile, che lo definisce come una modalità di svolgimento basata sull’accordo tra lavoratore e datore, e la direttiva Madia, che esplicita come lo smart working si possa estendere alle pubbliche amministrazioni, con l’obiettivo di renderlo una realtà per almeno il 10% dei lavoratori entro i prossimi tre anni.

Ma non è tutto legge quello che luccica: continuano a crescere anche le sperimentazioni nelle aziende e i progetti già in atto continuano a svilupparsi, a ritmi vorticosi, integrando nuove iniziative e allargando il numero di persone coinvolte. Tuttavia, anche se il 36% delle grandi imprese italiane (quelle con più di 250 addetti) dichiara di aver già implementato iniziative di lavoro agile, resta però dell’incertezza su cosa significhi davvero questo termine.

Infatti, “in moltissimi casi lo smart working viene interpretato in modo superficiale,” dando enfasi soltanto al lavoro da remoto o alla riprogettazione degli spazi. Ma il cambiamento del lavoro in atto è molto di più: si tratta una vera rivoluzione “copernicana”, in cui proprio realtà come quella di Copernico sono a capo della definizione dei nuovi concetti chiave: integrazione vita-lavoro, mobilità, flessibilità, networking, orientamento al risultato, responsabilizzazione del singolo, meritocrazia, valorizzazione dei dipendenti, sviluppo di nuovi stili di leadership, di competenze e strumenti digitali, ideazione di ambienti sostenibili volti al benessere a alla creazione di community, che favoriscano l’inclusione e la diversity.

Copernico, ad esempio, ha cercato di creare degli spazi che possano dare voce a tutti gli elementi che “costruiscono” il significato di smart working e che hanno portato società come

Palo Alto Networks (specializzata in servizi di sicurezza informatica) e Digital360 (leader in Italia nell’offerta B2B di contenuti editoriali e trasformazione digitale) a spostare la propria sede operativa in Copernico, creando valore aggiunto per i propri dipendenti e facilitando la conciliazione vita-lavoro.

È un format di location unica – spiega Andrea Rangone, amministratore delegato di Digital360 – per almeno tre ragioni. “Estende” il nostro ufficio ad un intero edificio, pieno di spazi che ci consentono di far fronte ad ogni situazione – eventi, formazione, brainstorming, incontri con i clienti, feste, ecc. È un concentrato di società, startup e professionisti tutti accomunati da un elemento – l’innovazione – con importanti effetti di contaminazione e confronto (basti pensare che proprio qui abbiamo trovato tre dei nostri fornitori più innovativi). È, anche a livello di immagine, sinonimo di “digitale” e di imprenditorialità.

Un format vincente, perché come abbiamo spesso osservato, gli italiani amano lavorare in modalità “smart”: quest’anno si è registrato un aumento dei lavoratori agili del 14% rispetto al 2016 e del 60% rispetto al 2013. E non è un caso che le nuove tipologie di lavoro siano sempre più ricercate: gli smart worker si distinguono per la soddisfazione professionale – solo l’1% di loro contro il 17% degli impiegati tradizionali si dichiara insoddisfatto del proprio lavoro nel complesso.

Migliore è anche il rapporto con i colleghi e i propri capi, ritenuto soddisfacente dal 34% degli smart worker rispetto al 16% di chi non fruisce di queste forme di flessibilità. Non solo: i benefici ottenibili dall’implementazione del lavoro agile si possono misurare in termini di miglioramento della produttività (del 15% in media), riduzione dell’assenteismo, riduzione dei costi per gli spazi fisici e di trasporto. Con lo smart working, insomma, vincono tutti.

Elisa Giuliana


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