Digital Transformation e Industry 4.0: il futuro del mondo del lavoro è già presente

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La rivoluzione della Digital Transformation

05 Dec Digital Transformation e Industry 4.0: il futuro del mondo del lavoro è già presente

Dal digitale al reale: approfondiamo con Ninja Marketing il tema della rivoluzione industriale dei nostri tempi, quella dell’Industria 4.0

Il futuro dell’economia, su scala nazionale così come su scala globale, nel corso della storia è sempre passato da snodi fondamentali che hanno cambiato per sempre il modo di intendere il lavoro di massa ed i rapporti tra i lavoratori. Quei grandi appuntamenti che abbiamo definito come ‘rivoluzioni industriali’.

Nell’arco della storia d’occidente ad oggi abbiamo avuto tre grandi rivoluzioni sul tema del lavoro:

  • La prima rivoluzione avviene nel 1784, con la nascita della macchina a vapore
  • La seconda rivoluzione ha luogo attorno al 1870, quando si comincia a parlare di produzione di massa
  • La terza rivoluzione va in scena nel 1970, quando l’informatica comincia a fare capolino nelle produzioni

Arriviamo ai giorni nostri, più precisamente nel 2011, Fiera di Hannover, un gruppo di studiosi tedeschi conia una nuova terminologia e con essa un nuova rivoluzione: si parla infatti per la prima volta di Industria 4.0

Industry 4.0 cos’è, dove si sviluppa e come funziona

Quando parliamo di Industry 4.0 ci riferiamo generalmente a quel processo di digitalizzazione ed automazione col quale le macchine stanno progressivamente affiancando l’uomo in alcuni processi produttivi.

Per ottenere questo scopo l’industria 4.0 si ramifica in quattro grandi filoni d’applicazione:

  • I big data. Tutto quello che riguarda produzione ed immagazzinamento di dati atti all’evoluzione della produzione. Parliamo di Internet of Things, piuttosto che di cloud computing o di iterazione macchina-macchina.
  • Analytics. Il dato in sé non ha pertinenza né può portare a monetizzazione se non se ne ricava un valore aggiunto. L’analisi dei dati per la progressiva e costante ottimizzazione dei processi produttivi è una delle principali fonti di sviluppo.
  • Il rapporto uomo-macchina. Una delle sfide più alte della nuova rivoluzione industriale è rimodellare, in meglio, il rapporto tra la forza lavoro umana e quella meccanico/digitale, al fine di produrre beneficio alla prima ottimizzando le risorse.
  • Dal digitale al reale. Una volta acquisiti i dati, elaborati e creati i protocolli affinché l’uomo impartisca ordini alle macchine, bisogna poi trovare le applicazioni attraverso le quali ci sia poi l’effettiva produzione di bene e servizi.

Come puoi notare ci troviamo di fronte a nuovi paradigmi degli ecosistemi produttivi, nei quali intere business unit a conduzione umana sono sostituite dalla capacità di elaborazione dati digitale e della produzione meccanica. Le possibilità di sviluppo possibili per chi cavalca la industria 4.0 sono pressoché illimitate.

La società di ricerca Markets&Markets stima per esempio che entro il 2022 l’industria 4.0 produrrà benefici economici per un valore complessivo di 152 miliardi di dollari.

Nel nostro paese nel solo 2016, secondo lo studio The European House Ambrosetti, il giro d’affari complessivo è stato di b>1.8 miliardi di dollari.

Industry 4.0 e mondo del lavoro: tra opportunità e rischio

Se da un punto di vista del progresso e della ricchezza i vantaggi nell’attuazione della quarta rivoluzione industriale sono evidenti, quando però si parla di impatto sul lavoro il discorso diventa più complesso.

Passare dalla produzione manuale a quella automatizzata significa inevitabilmente da un lato creare nuove figure, ma dall’altro sopprimere dei posti di lavoro o intere specializzazioni, vediamo quindi quale è il bilancio stimato e quali sono le possibili soluzioni.

A gennaio 2016 durante l’annuale World Economic Forum è stato presentato uno paper in cui si analizza nel suo insieme l’impatto dell’industry 4.0 sull’occupazione nei paesi industrializzati.

Complessivamente si prevede che saranno creati 2 milioni di nuovi posti di lavoro, ma se ne perderanno circa 7 milioni, con un saldo negativo di oltre 5 milioni.

In Italia è previsto un saldo zero: 200 mila posti creati ed altrettanti persi.

Cosa significano questi numeri? Significa che ci sono tutta una serie di figure lavorative a basso reddito e basso valore aggiunto che, potendo essere sostituite dalle macchina, non avranno più ragion d’essere. Pensiamo ad esempio a tutti quei corpi intermedi nell’area amministrativa (quel terzo settore zoccolo duro nel nostro paese) o agli addetti di produzione.

Questo comporta una sfida notevole in termini di formazione e specializzazione perché comporterà l’assoluta necessità di formare nuovi lavoratori che abbiano effettuato un percorso di studi che segua l’industry 4.0 (meccanica, ingegneria, informatica) e spingere su altre aree necessarie allo sviluppo come il management, il settore finanziario e quello creativo, cioè tutte le aree che rispondono al pensiero critico e strategico che siano in grado di indirizzare un’azienda.

Alessio Sarnelli


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